Dalla lettera di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Stefano Rodotà e Umberto Veronesi al neo segretario del Pd Dario Franceschini
«Abbiamo letto che il suo partito sarebbe comunque orientato a dare ai suoi parlamentari “libertà di coscienza” al momento del voto (sulla legge “fine-vita” – ndr) . Ci sembra che tale atteggiamento sia frutto di un fraintendimento molto grave. Se venisse presentato un disegno di legge che stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile - per un partito politico che prenda sul serio la Costituzione - lasciare i propri parlamentari liberi di “votare secondo coscienza”, a favore, contro, astenendosi? O non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?»
Per questa sacrosanta verità cinque pezzi per salutare la deriva di un partito oramai alla frutta
Francesco De Gregori – Viva l’Italia – da Viva l’Italia
Francesco De Gregori – Le storie di ieri – da Rimmel
Ivano Fossati – La canzone popolare – da Lindbergh
Daniele Sepe - MCMXCIV perché i vivi non ricordano – da Viaggi fuori dai pareaggi
Rino Gaetano – Capofortuna – da Nun te reggae più
Sono oltre due secoli (wikipedia docet) che la Parmigiana di melanzane viene prodotta nelle case degli italiani, almeno in quelle meridionali. La ricetta è semplice: tagliare le melanzane a rondelle cospargerle con un pizzico di sale e lasciarle spurgare per un’ora. Asciugarle bene, infarinarle, e friggerle in abbondante olio caldo. Sgocciolarle bene con carta da cucina. Intanto preparare una salsa con l’olio d’oliva, la cipolla, il pomodoro, e il basilico. In una teglia adagiate strati di melanzane, sugo, parmigiano e mozzarella. Infornare a 180°C per 30 minuti circa. Servire tiepida. Sono due secoli, dicevamo, che si prepara la parmigiana – cucinare la verdura a strati alla maniera degli abitanti di Parma – e la stessa, oltre ad essere un prelibato piatto, rappresenta per molte donne e taluni uomini una tappa fondamentale della vita. Come quando si è a scuola e si parla male degli insegnanti; come quando si è all’università e si parla male dei professori; come quando si è a lavoro e si parla male dei capi; come quando si abita in un palazzo e si parla male degli altri condomini; come quando si è sposati e si parla male dei rispettivi partner. Insomma la parmigiana di melanzane, per una donna che ha superato i trent’anni, rappresenta una tappa fondamentale della vita. Come quando a 18 anni ci si diploma; come quando a 23 anni ci si laurea; come quando a 26 anni si inizia a lavorare; come quando, appunto, a trent’anni si decide di andare a convivere con un uomo. La ricetta è semplice: tagliare le melanzane a rondelle cospargerle con un pizzico di sale e lasciarle spurgare per un’ora. Asciugarle bene, infarinarle, e friggerle in abbondante olio caldo. Sgocciolarle bene con carta da cucina. Intanto preparare una salsa con l’olio d’oliva, la cipolla, il pomodoro, e il basilico. In una teglia adagiate strati di melanzane, sugo, parmigiano e mozzarella. Infornare a 180°C per 30 minuti circa. Servire tiepida. Il rapporto tra la parmigiana di melanzane e una donna sopra i trent’anni è il raggiungimento di uno status. Lo stesso raggiunto dalle nostre madri e indietro fino ai nostri trisavoli. E’ il passaggio tra la cameretta di casa dei genitori e la molteplicità di stanze – dipende dalle disponibilità – di una casa condivisa con un uomo. Il raggiungimento insomma di uno status adulto secondo le convinzioni sociali. A 18 anni nessuno pensava a cucinare una parmigiana di melanzane, forse nemmeno la mangiavamo la parmigiana di melanzane; a 23 forse cominciavamo a mangiarla ma prepararla era un fatto materno – in taluni casi paterno – mai e poi mai avremo immaginato di metterci ai fornelli per cucinarne una; a 26, che te lo dico a fare, eravamo troppo presi a dover lavorare figurati se potevamo mai immaginare di tornare a casa stanchi dal lavoro e preparare una parmigiana di melanzane. Dall’anno successivo in poi, però, per molte donne, l’obiettivo era raggiungere il giorno in cui si sarebbe cucinata la parmigiana di melanzane per il proprio marito. E come quando ti iscrivi al liceo e non vedi l’ora di compiere 18 anni per diplomarti e andare all’università; e come quando al secondo anno di università ti sei già rotto il cazzo e non vedi l’ora di laureati; e come quando tre mesi dopo aver condiviso la tua esistenza con una donna, già ti sei frantumato le palle di tutte le convenzioni che la stessa ti impone, con dolcezza e determinazione, di rispettare tassativamente. A trent’anni il quadro si ribalta. La parmigiana di melanzane non solo la si cucina seguendo una personalissima ricetta, mutuata dall’esperienza materna – in taluni casi paterna – ma diventa anche motivo di discussione. A trent’anni, per una donna laureata, middle class, di sinistra (solo perché essere di destra non è tanto di tendenza come essere di sinistra), da pochi mesi lontana dal tetto familiare, convivente, mediamente poco interessante (che non è una discriminazione, ma un’aggravante), leggermente fuori forma (che non è una discriminazione, ma un’aggravante stupida), la parmigiana di melanzane è uno punto di arrivo nella vita. La ricetta è semplice: tagliare le melanzane a rondelle cospargerle con un pizzico di sale e lasciarle spurgare per un’ora. Asciugarle bene, infarinarle, e friggerle in abbondante olio caldo. Sgocciolarle bene con carta da cucina. Intanto preparare una salsa con l’olio d’oliva, la cipolla, il pomodoro, e il basilico. In una teglia adagiate strati di melanzane, sugo, parmigiano e mozzarella. Infornare a 180°C per 30 minuti circa. Servire tiepida. Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, il presente non ha alcuna importanza. Come l’età che passa. Passa perché il tempo trascorre. Così non è che a quarant’anni una persona debba necessariamente lamentarsi della sua età per tutti i giorni, ore e minuti dell’anno e poi ancora dell’anno successivo, perché intanto saremo arrivati a quarantuno. E così via fino alla morte. Il presente non esiste. Proprio perché è presente è già evidente. E’ percepito dal circostante. Quello che a ognuno di noi può sfuggire è il futuro nostro e degli altri, sfugge sicuramente il passato degli altri, se non li conosciamo da un casino di tempo, ma il presente no. Non ci sfugge anzi, in molti casi vorremmo noi stessi fuggire dal presente. Fuggire dal presente, in molti casi, significa avere la necessità di allontanarci dalle regole, significa scoprire, attraverso il confronto con altri simili, tutto quello che da soli non possiamo viverci. Significa, che è un dato certo che la parmigiana di melanzane rappresenta una tappa fondamentale della vita, ma non necessariamente deve essere un concetto ribadito quotidianamente (soprattutto nei modi: chi ti parla della parmigiana di melanzane, pare sempre che sia l’unica donna al mondo a condividere questa esperienza).
Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, il presente non ha alcuna importanza. Così era a 18 anni, quando tutti si preoccupavano dell’esame di Stato; così era a 23 anni, quando tutti si preoccupavano della seduta di laurea; così era a 26 anni, quando tutti credevano che non sarebbe mai arrivato il giorno del primo impiego. Tappe fondamentali che prima o poi capitano a tutti in un cerchio più o meno ampio delle età indicate. A 18 anni, a 23 ma anche, e siamo di manica larga, a 26, certo tipo di preoccupazioni più o meno standard possono essere ancora condivise. A trent’anni, no. Non c’è più il tempo. Se a trent’anni ti incontri con gli amici e teorizzi sui massimi sistemi della preparazione della parmigiana di melanzane tutte le sere e per tutti i giorni che il Signore ha santificato, credetemi, devi andartene a fare in culo. Devi andare affanculo, perché io non ho più tempo. Se a trent’anni ti incontri con gli amici e teorizzi sui massimi sistemi della preparazione della parmigiana di melanzane per tutta la sera, elaborando nell’ordine la seguente costruzione di pensieri:
come sono stanca (anche noi lo siamo); sono tornata a casa (capita anche a noi di farlo); ho trovato un casino (in genere il disordine è fisiologico in tutte le abitazioni vissute da due o più individui che lavorano tutto il giorno); mi volevo riposare invece (in genere il mondo intero si riposa, tu sei l’unica che invece); avevo voglia di rilassarmi leggendo un libro ma ho dovuto rassettare casa (sono gli inconvenienti di non vivere con mamma e papà); non è che mi aspettavo cosa, ma che almeno le mutande sporche le mettesse in lavatrice (hai voluto la bicicletta, ed ora pedala); poi è arrivato e si è seduto sul divano: e che cazzo! (cazzo!); con quella vocina un po’ shining ha detto: mangiamo qualcosa? (era pure una certa ora); ci facciamo una pizza fuori (furba, e la parmigiana di melanzane?); oppure nel frigo c’è ancora un pezzetto di parmigiana di melanzane (eccola qua); se te la riscaldi (come da ricetta: Infornare a 180°C per 30 minuti circa. Servire tiepida); ci andiamo a fare un giro? (non era stanca?); ho appuntamento con le amiche (è un bluff, non ci cascare); vabbé io vado comunque, ci vediamo dopo (che culo!). A trent’anni, anno in più anno in meno, il vocabolario di frasi di una donna laureata, middle class, di sinistra (solo perché essere di destra non è tanto di tendenza come essere di sinistra), da pochi mesi lontana dal tetto familiare, convivente, mediamente poco interessante (che non è una discriminazione, ma un’aggravante), leggermente fuori forma (che non è una discriminazione, ma un’aggravante stupida), la parmigiana di melanzane è uno punto di arrivo nella vita. La ricetta è semplice: tagliare le melanzane a rondelle cospargerle con un pizzico di sale e lasciarle spurgare per un’ora. Asciugarle bene, infarinarle, e friggerle in abbondante olio caldo. Sgocciolarle bene con carta da cucina. Intanto preparare una salsa con l’olio d’oliva, la cipolla, il pomodoro, e il basilico. In una teglia adagiate strati di melanzane, sugo, parmigiano e mozzarella. Infornare a 180°C per 30 minuti circa. Servire tiepida.
Tetes de bois – Vomito – da Pace e male
Elio e le Storie Tese - Essere donna oggi – da Italyan, rum casusu çikti
Gianfranco Marziano – Mezzogiorno – AA. VV.
Giorgio Gaber - Lo shampoo – da Far finta di essere sani
Vinicio Capossela – Decervellamento – da Canzoni a manovella